Non tutti sanno quanto l’Argentina rappresenti una presenza significativa alla Biennale di Venezia: sin dal 1901 gli artisti argentini si sono alternati nella manifestazione lagunare come rappresentanti di proposte ed attività culturali legate alla situazione del proprio Paese. Dai primi anni del Novecento ad oggi il frangente storico argentino é sicuramente mutato, ciononostante l’esposizione internazionale veneziana costituisce il momento adatto per riflettere su tematiche politiche e storico-sociali che interessano la nazione sudamericana.

Padiglione Argentina, Biennale di Venezia 2017

Sin dal primo annuncio della sua partecipazione nell’ottobre del 2016, Claudia Fontes ha fatto parlare di sé, rivelando l’intenzione di realizzare un enorme cavallo all’interno delle Sali d’Armi dell’Arsenale, ufficialmente Padiglione Argentina dal 2011: sette mesi dopo ecco che viene esibito El problema del caballo (Il problema del cavallo), installazione rappresentante la nazione Argentina alla 57. Biennale di Venezia di quest’anno, curata da Andrés Duprat, direttore del Museo Nacional de Bellas Artes di Buenos Aires. Una compagine scultorea surreale, in cui un destriero imbizzarrito e scalpitante invade gran parte dello spazio con imponenza, mentre una ragazza che si copre lo sguardo con una mano, con l’altra accarezza il muso dell’animale nell’intento di placarne l’avanzata. Poco più in là un ragazzo accovacciato di fronte ad un’esplosione di 400 pietre la cui ombra si staglia sulla parete, disegnando la parvenza di un cavallo. Il tutto – a detta dell’artista – si connette ad un dipinto emblematico del XIX secolo, La vuelta del malón di Ángel della Valle, considerato icona dell’identità culturale argentina.
Un groupage che soddisfa il pubblico – una delle opere più fotografate dell’Arsenale, dicono – e fa riemergere problematiche radicate e mai dismesse nel panorama culturale e artistico sudamericano: colonizzazione e libertà individuale. L’identità di un popolo colonizzato é destinata a deperire sovrastata dai valori dell’etnia dominante o ha possibilità di riscatto nella lotta alla sopravvivenza culturale? Claudia Fontes si pone questi interrogativi e lo fa, come prima di lei Adrián Villar Rojas nel 2015, dando vita ad un progetto monumentale, che ambisce a scalfire questioni socio-culturali con la stessa veemenza di quel cavallo scattante. C’è da chiedersi quale sarà la reazione del visitatore? Saprà domare la falcata o vorrà proteggere la propria visione?